Ciampino, il Tar respinge ricorso: Comune salva 1,1 milioni
Una battaglia legale durata oltre un decennio si chiude con una netta vittoria per le casse pubbliche del Comune di Ciampino. Il Tar del Lazio, con la sentenza n. 9454/2026, ha respinto in toto il ricorso presentato da una famiglia del posto. I privati chiedevano all’Amministrazione un risarcimento miliardario. Al centro della disputa c’erano i vincoli archeologici emersi su alcuni terreni. Questi ultimi erano oggetto di un vecchio accordo urbanistico.
A difendere con successo le ragioni dell’ente è stato l’avvocato Giuseppe Petrillo. Il Tribunale amministrativo ha accolto pienamente il suo impianto difensivo. In questo modo, il Comune ha evitato un esborso complessivo superiore a 1,1 milioni di euro.
Le origini del contenzioso: l’accordo del 2013
La vicenda affonda le sue radici nel 29 gennaio 2013. In quella data, i privati e il Comune avevano siglato una convenzione urbanistica. L’accordo prevedeva la cessione gratuita di alcune aree di proprietà privata all’ente pubblico. In cambio, l’Amministrazione riconosceva ai proprietari una volumetria compensativa. Questa cubatura si poteva sfruttare su altri terreni rimasti in loro possesso.
La situazione si è complicata nel ottobre 2015. Un decreto del Ministero dei Beni Culturali ha imposto un vincolo di tutela diretta sull’intera area. Il provvedimento è scattato a causa di importanti ritrovamenti archeologici.
I privati hanno quindi trascinato il Comune in tribunale. Secondo la loro tesi, il vincolo ministeriale aveva azzerato il valore economico della cubatura concessa. La richiesta finale prevedeva la risoluzione del contratto del 2013. A questa si aggiungeva un indennizzo monstre da 1.140.640 euro più interessi.
La linea difensiva del Comune e la decisione del Tar
Il legale dell’ente, l’avvocato Petrillo, ha smontato le accuse della controparte. Il professionista ha dimostrato che l’Amministrazione non aveva alcuna responsabilità per il blocco dei terreni. Il vincolo della Soprintendenza rappresenta infatti un factum principis. Si tratta di un atto d’autorità calato dall’alto da un organo terzo e indipendente. Inoltre, i proprietari non avevano mai avviato le pratiche urbanistiche necessarie per verificare l’uso della cubatura.
I giudici del Tar del Lazio hanno sposato integralmente questa tesi. Il Tribunale ha chiarito un punto giuridico fondamentale:
La convenzione del 2013 era un contratto a effetti reali immediati. Al momento della firma, il diritto a edificare è entrato subito nel patrimonio dei privati. Pertanto, il rischio di eventuali vincoli futuri ricade sui proprietari e non sulle spalle del Comune.
Verdetto definitivo: salvate le casse pubbliche
Il Tribunale ha inoltre ricordato i precedenti del Consiglio di Stato. Un vincolo archeologico non si traduce automaticamente in una totale inedificabilità. Il decreto impone solo un iter autorizzativo più complesso. I privati, tuttavia, non hanno mai tentato di avviare questo percorso.
Il Tar ha respinto ogni richiesta di risarcimento e la domanda di arricchimento senza causa. Il Comune di Ciampino mette così la parola fine a una vertenza pericolosa. La sentenza certifica la totale correttezza dell’operato urbanistico dell’ente.
